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| 11 maggio 2016 |
Le notizie rappresentano due facce della stessa medaglia
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La prima positiva: la Corte di Cassazione ha confermato stasera le condanne per il crollo della Casa dello Studente, che provocò la morte di 8 ragazzi, la notte del 6 aprile 2009, durante il devastante terremoto. Quattro anni a Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Berardino Pace, tecnici del restauro alla struttura eseguito nel 2000, e due anni e sei mesi per Pietro Sebastiani, tecnico dell’Adsu (Azienda per il diritto agli studi universitari) e Presidente della Commissione di collaudo. Le accuse nei confronti degli imputati erano di omicidio colposo, disastro e lesioni.
La seconda negativa: in uno dei più importanti processi della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila sui crolli del terremoto, quello di via D’Annunzio, dove morirono 13 persone, la stessa Corte di Cassazione ha annullato ieri, con rinvio, la sentenza d’Appello nei confronti dell’unico imputato, l’ingegnere Fabrizio Cimino, accusato di omicidio colposo plurimo per una condotta omissiva in relazione ai restauri del palazzo svolti nel 2002.
Un’unica Corte, due inchieste, le stesse cause, 21 morti, ma sorti diverse.
Una contraddizione, l’ennesima, che lascia l’amaro in bocca in questa storia infinita del capoluogo abruzzese. Già nei giorni seguenti al tragico evento si capiva che L’Aquila sarebbe diventato un tipico caso italiano, fatto di sperperi di soldi, tangenti, intercettazioni telefoniche e squallide campagne elettorali. La costruzione delle case berlusconiane, rivelatisi poi castelli di sabbia, era solo uno specchietto per le allodole. La città dell’Aquila è oggi ancora sofferente, vuoi per la mancata ricostruzione, vuoi per le numerose inchieste giudiziare, circa venti, che la lacerano nel profondo delle crepe architettoniche come ferite sanguinanti.
«Qui all’Aquila – affermava nel 2013 Giustino Parisse, il giornalista de Il Centro, che perse due figli ed il padre ad Onna – si sono dimenticati dei 309 morti. Non abbiamo nemmeno un luogo per piangerli, perchè il cimitero monumentale non è stato restaurato. E invece bisogna pensare a loro, anche quando si ricostruisce, per costruire case sicure. Devi pensare ai morti quando chiedi i soldi, così chiedi il giusto. E all’aquilano che vuole fare cose illegali, do solo un consiglio: si fermi un minuto davanti alla Casa dello Studente. Un minuto soltanto».
D’altronde le fotografie parlano chiaro: nel 2013, a quattro anni dal terremoto, l’Aquila si presentava così nel personale reportage del sottoscritto, “Non accettate sogni dagli sconosciuti“.
E la situazione non mutava affatto due anni dopo, nel 2015, quando le vie del centro storico erano ancora lontane da una situazione di ordinaria normalità. Accanto alla riapertura di bar e negozi nella vie centralissime della città, persisteva ancora uno spettrale silenzio nelle strade limitrofe: il 6 aprile del 2009 è tutto lì, nelle cose ancora ordinate all’interno delle case lasciate aperte alla fuga notturna degli aquilani.

Tornando alla notizia di ieri, dopo una prima condanna in tribunale a 3 anni di reclusione, giunta il 20 febbraio 2014, la Corte d’Appello aquilana aveva ridotto la pena nei confronti dell’ingegnere Cimino a 1 anno e 10 mesi il 23 settembre 2015. Ma alla luce della sentenza della Cassazione, il processo di secondo grado dovrà essere ricelebrato da un’altra Corte d’Appello, quella competente di Perugia, che dovrà procedere a un nuovo esame dei fatti sulla scorta delle motivazioni che saranno fornite nei prossimi mesi dalla Suprema Corte.
Questo caso giudiziario si affianca negativamente a quello del novembre 2015, quando la medesima Corte di Cassazione (sempre lei) confermò la sentenza emessa dalla Corte d’Appello dell’Aquila sulla Commissione Grandi Rischi: tutti gli scienziati imputati erano stati assolti, tranne uno, reo di aver tenuto una condotta che violava “i canoni di diligenza e prudenza”. Senza entrare nel merito della sentenza, il processo avrebbe potuto contribuire a ridurre il pericolo sismico nel nostro Paese, attraverso delle politiche attuative nel campo dell’edilizia. Ma così non è stato.
E quindi non importa se la ricostruzione non c’è, se le New Town berlusconiane sono difettose, se i moduli abitativi temporanei di Onna e dintorni sono ancora lì, se i bambini non possono più giocare per strada, se la corruzione negli appalti edilizi dilaga, se le inchieste giudiziarie aumentano, se i 309 morti del terremoto non trovano ancora pace. Non importa. Tanto, prima o poi, come scrive il poeta Andrea Barletta, “Risorgerai, Aquila nostra, la patria tutta, ora si riscopre più solidale“.
E intanto venerdì arriva in città il Giro d’Italia: scuole e strade chiuse su ordinanza del sindaco. L’ennesima contraddizione. Viva la maglia rosa! Viva l’Italia!

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