La vedi correre veloce tra i tavoli, block notes e penna nella mano destra per prendere le ordinazioni, Noah in braccio a sinistra, mentre cerca di riposare, stringendo al collo la madre. «Sta con me, così siamo tutti più tranquilli – mi dice sorridendo – E’ faticoso, ma oggi siamo soli, mia sorella è rimasta a casa, e abbiamo tutti i tavoli prenotati». Lei è Claudia, ed insieme al compagno Emanuele, hanno deciso di provarci, coraggiosamente, in questo Paese dove il legale è sempre più distante dal reale.
Siamo a 2.108 metri di altitudine, Rifugio Massimo Rinaldi, sul Terminillo, nel comune di Micigliano, in provincia di Rieti. Nacque nei primi anni del Novecento, grazie al Club Alpino Italiano, col nome di Rifugio Umberto I. Fino al 1969, quando fu intitolato a Massimo Rinaldi, vescovo di Rieti. «Devi lasciare la macchina a Campoforogna, e poi segui il sentiero a piedi – mi spiega Claudia al telefono – Ci vuole circa un’ora, ma per te che sei allenato anche 40 minuti. Una volta parcheggiato, basta che alzi la testa al cielo e vedi il Rifugio». E’ una splendida giornata di metà settembre, il cielo è limpidamente azzurro, neanche una nuvola a far capolino, l’aria è frizzantina, e la montagna ti abbraccia subito in tutta la sua maestosità. Il sentiero è fantastico, ben segnalato, battuto, dolce. C’è pace e silenzio. Ad ogni tornante mi fermo ad ammirare gli scorci dei Monti Reatini in tutto il loro splendore. “La pioggia nasconde i baci”, c’è scritto su uno dei segnali di conferma che incontro sul mio cammino: qualcuno mi ricorda che i monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.
«Abbiamo deciso di prendere il Rifugio per una mia predisposizione a mettermi nei guai – dice ridendo Emanuele, atleta e campione di trail running – Mi piacciono le sfide, anche perché era un’esperienza del tutto nuova per noi. Abitiamo a valle e quasi ogni giorno facciamo avanti e indietro fino al Rifugio, perché l’unica strada percorribile è il sentiero a piedi. La seggiovia, su cui contavamo molto per trasportare tutto il materiale di rifornimento, purtroppo non funziona. E così abbiamo deciso di prendere due mule, Alpina, giovane e forte, e Stella, vecchietta ma navigata». E cieca, aggiunge Claudia… « – continua Emanuele – anche se non vede bene, abbiamo deciso di prenderla lo stesso, innanzitutto perché è brava e poi perché sarebbe stata destinata al macello a breve…».
La birretta che Claudia mi aveva preparato all’arrivo è già finita. «Nel momento che c’è stato il passaggio dall’idea alla realtà – mi dicono – abbiamo fatto i conti con la nuova quotidianità, riflettendo giorno dopo giorno che stavamo dando una sterzata alle nostre vite. Ma oggi possiamo dire che siamo felici della nostra scelta».
Noah si è addormentato, è tardi, ma il sole è ancora alto. Saluto i ragazzi. Li ringrazio del pranzo e dell’ospitalità. E’ tempo di scendere a valle, mi aspetta il viaggio di ritorno. Ancora una volta mi soffermo davanti la scritta “la pioggia nasconde i baci”. Ma oggi il sole illuminava la felicità.

Post scriptum: e a proposito di felicità, nel frattempo la famiglia si è allargata. Stella e Alpina hanno una nuova compagna, Genziana. Mentre Noah avrà presto un fratellino.

(Terminillo, 15 settembre 2019)

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