massimonardi_referendum

Sarebbe cosa buona e giusta, e soprattutto politicamente corretta che, oltre al Presidente del Consiglio, rassegnino le dimissioni anche la figlia dell’ex vice-presidente di Banca Etruria e del plurindagato di Fivizzano, i cui nomi sono legati alla riforma costituzionale a cui il 60% degli Italiani ieri ha detto NO. Nonché dell’ex Presidente della Repubblica e attuale senatore a vita, responsabile dell’allontamento degli italiani dalle elezioni politiche e padre padrone della riforma sconfitta. Renzi, Boschi, Verdini e Napolitano, rottamare se stessi si può. Basta poco, che ci vo’?
Alla luce del risultato del referendum costituzionale e di quanto accaduto in campagna elettorale, mi piace evidenziare alcune cose.
1. La prima riguarda la parola “cambiamento”, sostantivo utilizzato dal premier e da tutto il Comitato per il Sì. Le esperienze giornalistiche e le vicende storiche mi hanno insegnato che il cambiamento non viene mai dall’alto, ma parte dal basso, dalla base, dall’individuo. In sintesi, da ognuno di noi.
2. Questa campagna elettorale ha risvegliato in qualche modo le coscienze degli italiani. Non ricordo una partecipazione così passionale verso un determinato tema politico, memore anche dell’ultimo referendum sulle trivelle dell’aprile 2016. Dovrebbe esserci un pathos simile per ogni cosa, dall’ultimo problema del quartiere fino all’approvazione di una legge. A proposito di cambiamento…
3. Perché non ci è stato permesso di esprimere un Sì o un No alla Ue e alla moneta unica? E prima ancora a quel trattato di Maastricht che è intelaiatura (o gabbia, dipende dai punti di vista) dell’Ue? Perché non hanno voluto farci votare? Il tema non mi sembra meno importante della Costituzione.
4. La Costituzione si può modificare o riscrivere, anche per lei passano gli anni. Ma che lo faccia però un Governo espressione di un Parlamento regolarmente eletto dal popolo.
5. L’informazione italiana, quella dei grandi gruppi editoriali, ha confermato la sua posizionea90 nei confronti del potere politico. Classico servilismo del do ut des.
6. La vittoria del No o la sconfitta del Sì, dipende da come guardate il bicchiere, ha fatto passare in secondo piano l’elezione alla Presidenza della Repubblica di Van der Bellen in Austria, leader dei Verdi. Con l’auspicio che il colore della speranza si allarghi anche nel resto del vecchio continente.