AldgatePalace

(Aldgate, London, 2015)

E’ incredibile come a Londra, dove i mezzi pubblici sono impeccabili, la bicicletta venga utilizzata moltissimo per spostarsi da una parte all’altra della città. Vuoi per cultura, vuoi per le azioni intraprese dal sindaco Boris Johnson dal 2102, vuoi per il ritorno della moda hipster, migliaia di ciclisti affollano quotidianamente le strade della capitale britannica. E la loro pedalata, peraltro, si adegua ai ritimi di Londra: veloce, possente, quasi spericolata, una sorta di tappa a cronometro. Ciclisti amatoriali o lavoratori, tutti sono accomunati da questa veloce frenesia di arrivare.
Ora, al di là del modo di pedalare degli inglesi, si sta riscoprendo, soprattutto in Europa, l’uso della bicicletta. Un suo incremento avrebbe solamente effetti positivi per i singoli individui e per l’intera società. Una ricerca delle Nazioni Unite svela infatti che l’utilizzo della bicicletta porterebbe alla creazione di 76.000 nuovi posti di lavoro e salverebbe la vita ad almeno 10.000 persone. Mentre un esperimento del King’s College di Londra, in collaborazione con la Healthy Air Campaign e il Camden Council, ha dimostrato che la “due ruote” è il mezzo di trasporto più salutare per l’uomo, non solo per l’attività fisica svolta ma anche perchè i ciclisti sono paradossalmente i meno esposti ai livelli di concentrazione degli agenti inquinanti nelle nostre città.
E in questa direzione stanno andando molti Stati e città. La Francia, nella persona di Ségolène Royal, ministro dell’Ecologia, ha annunciato una nuova misura per stimolare l’uso della bici per recarsi sul posto di lavoro: il premio consiste in 25 centesimi per ogni chilometro percorso. Sarà l’azienda del lavoratore a pagare, che in cambio, per compensare la spesa, beneficerà di uno sgravio fiscale da parte dello Stato. La città di Amburgo, attraverso il progetto Grünes Netz (in tedesco), Green Network Plan (in inglese), mira ad eliminare, nel corso dei prossimi 20 anni, la necessità di prendere le automobili per spostarsi in città, unendo vie pedonali e piste ciclabili. I casi Copenaghen ed Amsterdam, dove un quarto degli abitanti si sposta in bici, sono invece presi come modello di studio in tutto il mondo.
E in Italia? La situazione non è idilliaca come in Europa, ma neanche tanto nera come si pensi. «In diverse realtà urbane più ciclabili, come quelle della pianura del Nord Italia, l’impressione è che la “bikenomics” sia già una realtà – mi spiega Claudio Pedroni, referente FIAB itinerari Bicitalia ed EuroVelo – Né va dimenticato che l’Italia è tuttora il maggior produttore europeo di bici e accessori. Addirittura i numeri potrebbero essere anche più importanti, perchè secondo uno studio della European Cyclistis’ Federation il giro di affari generato dalla bicicletta è pari a 200 miliardi di euro l’anno. Nonostante sia difficile inquadrare questi numeri rispetto al quadro macroeconomico, tuttavia lo sviluppo della ciclabilità può avere solo effetti positivi, considerando anche il minore inquinamento e la salutare attività fisica che potrebbe essere quantificata, secondo la prestigiosa rivista di medicina inglese The Lancet, in un risparmio di 17 miliardi di sterline di mancate spese sanitarie su un periodo di 20 anni». Nonostante questo, c’è ancora un po’ di resistenza nella mentalità degli italiani a muoversi e spostarsi in bici. Perchè secondo lei? «L’ostacolo maggiore è la sicurezza – continua Pedroni – Si può migliorare non solo con le piste ciclabili, ma con la moderazione del traffico e con una educazione alla moderazione della velocità tutta da conquistare. E poi, oggettivamente, qualche problema orografico nel nostro Paese c’è: pedalare a Siena o a L’Aquila o a Gubbio, nonostante quel formidabile testimonial che era il Don Matteo televisivo, è difficile. Fino a pochi anni fa, con una analisi sociologica un po’ sbrigativa, si diceva che in Italia la bici era associata ai tempi della povertà storica e pedalare per tanti anni non era considerata una attività particolarmente prestigiosa. Oggi sicuramente non è più così, le bici sembrano trendy sì, ma bisogna sempre pedalare, anche alleviati dalle un po’ ridondanti biciclette elettriche a pedalata assistita».